Dopo la devastazione di Haiyan

Il tifone Haiyan, che venerdì e sabato ha colpito le Filippine provocando, nelle stime più ottimistiche, 10 mila morti, era ampiamente previsto. E il governo filippino del presidente Benigno Aquino, ha scritto Associated Press in un reportage ieri, aveva preso con largo anticipo i provvedimenti necessari per mettere in salvo la popolazione, per quanto sia possibile farlo in uno stato formato da più di 7.000 isole. Ottocentomila persone erano state evacuate dalle loro case e radunate in edifici di mattoni considerati sicuri, come chiese e scuole.
18 AGO 20
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Il tifone Haiyan, che venerdì e sabato ha colpito le Filippine provocando, nelle stime più ottimistiche, 10 mila morti, era ampiamente previsto. E il governo filippino del presidente Benigno Aquino, ha scritto Associated Press in un reportage ieri, aveva preso con largo anticipo i provvedimenti necessari per mettere in salvo la popolazione, per quanto sia possibile farlo in uno stato formato da più di 7.000 isole. Ottocentomila persone erano state evacuate dalle loro case e radunate in edifici di mattoni considerati sicuri, come chiese e scuole. Il tifone, però, era semplicemente troppo forte. Le autorità avevano previsto il vento, ma non l’acqua, che in poco tempo ha sommerso buona parte degli edifici. Quando Haiyan è arrivato su Tacloban, città di ducentomila abitanti nel mezzo della zona più colpita, è stato “come se una mano gigantesca si fosse abbassata dal cielo e avesse schiacciato ogni cosa”, ha raccontato il corrispondente della Cnn. Più di 9 milioni di persone sono state interessate dal tifone. In alcune province, come quella di Cebu, il livello di danno sarebbe dell’80-90 per cento, alcune città sarebbero per l’80 per cento sotto l’acqua, i resoconti parlano di cumuli di corpi ammassati lungo le strade.
La macchina umanitaria si è messa in moto, e deve agire in fretta prima che la situazione sanitaria e sociale esplodano. Alcune regioni sono ancora isolate e prive di viveri, il rischio di violenze si fa più alto mano a mano che il tempo passa. I precedenti, però, dovrebbero servire da avvertimento. Il Monde ieri ricordava che la mobilitazione mondiale in favore del sud-est asiatico colpito dallo tsunami del 2004 è andata in parte sprecata a causa dell’inefficienza dei governi, della corruzione, della competizione tra ong, che hanno usato i fondi per progetti inutili, spesso contrastandosi a vicenda. Secondo uno studio di due università australiane, negli anni successivi allo tsunami sono stati sprecati più di 8 miliardi di dollari di aiuti. Mentre Haiyan si sposta, indebolito, verso la Cina, il mondo ha già stanziato uomini e mezzi (tre milioni di euro dall’Ue, 180 marine dall’America, 10 milioni di dollari dall’Australia), sperando che la macchina umanitaria abbia imparato dai propri errori.